Muore Parigi. Bisogna avere il coraggio di agire alla Churchill.

Muore Parigi. Bisogna avere il coraggio di agire alla Churchill.

Sulla piana dei Campi Elisi scorre il sangue, mentre s’innalza l’urlo del dolore. E’ il grido di un occidente incapace, come un bambino di difesa come uno Stato d’amare i cittadini. Sempre dopo e mai prima. Eppure tutti concordano: la prevenzione è risorsa migliore della cura.

Riflessione personale, certo, ma forte di una scellerata convinzione. Sono insopportabili i commenti di condanna apparsi su tutto il social e dopo la follia di Parigi. Forse, le polizie del mondo libero non sanno più fare mestiere? No, sono bravi. E sono fiero di questi qui, da cittadino d’Europa. Personalmente mortificato d’ascoltarne le storie a posteriori, invece guardo ai signori della politica con piccolo disprezzo. Escludo gli oppositori, è troppo facile alzare i toni in tali circostanze, ma i potenti di turno che cosa combinano oltre esprimere inutile amarezza o spocchiosa rabbia? Sempre, è ovvio, quando il male è compiuto.

E’ sciocco nascondersi dietro le abili forme date alle parole. Questa è belligeranza. Aspra battaglia dove è in gioco la libertà, di vivere e di scrivere, di gioire e d’infuriarsi. Sempre nel rispetto delle leggi, s’intende. E queste sono diventate finanche troppe per una società che si chiama civile, ma non lo è più da molto tempo. Basta con le miserie raccontate il giorno dopo. Basta con il nascondino delle verità. Se tutto è dettato dai denari o dalle multinazionali, è ora di dire che è finita. E’ giunto il momento di non essere progressisti e di non essere conservatori al tempo stesso. Politici intelligenti, servono questi. Buone teste come ci sono state nel passato.

Ripenso alla figura di Winston Churchill, e non solo per il personale amore riguardo alla democrazia d’Inghilterra e neanche per l’immagine di David Cameron che legge il giornale in piedi sul tram. Forse, è per il ricordo di mio nonno. Lui aveva combattuto a Tobruk contro l’armata del signor Primo Ministro di Re Giorgio. Un giorno mi disse: – Nipote mio, a volte nella vita bisogna avere il coraggio di agire alla Churchill -.
Quello lì, l’inglese, da solo vinse una guerra perduta.

Nunzio Russo. Sicilia, 8 gennaio 2015.

(…) Winston Churchill disse un giorno che se Adolf Hitler avesse invaso l’inferno, lui non avrebbe mancato di parlare gentilmente del diavolo alla Camera dei Comuni. Il presidente egiziano Al Sisi, il presidente siriano Al Assad, il presidente russo Putin e il presidente iraniano Rouhani non sono diavoli. Sono alla testa di regimi che noi consideriamo carenti di democrazia, polizieschi e repressivi. Ma conoscono l’Islam meglio di noi, hanno già fatto in passato dolorose esperienze (abbiamo dimenticato ciò che accadde nella scuola di Beslan, nell’Ossezia del nord?) e hanno buone ragioni per battersi affinché il loro Paese non venga continuamente insidiato dall’estremismo sunnita o sia destinato a divenire una provincia del Califfato.

Link: “Una guerra che non va perduta” di Sergio Romano – Corriere della Sera 11.01.2015 (clicca il link per leggere l’articolo)

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